ROCCOROBERTAZZO
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Piero nasce il 27 aprile 1965.
Nel 1980 vive la sua adolescenza in una Torino complicata, sopravvissuta alla stagione violenta del terrorismo, ancora agitata dalle proteste e dalle lotte di piazza, divorata ogni giorno di più dal flagello dell’eroina.
Diversamente da oggi, al di là delle sue squadre di calcio e di un Museo Egizio secondo al mondo, Torino era conosciuta principalmente come la “città dell’auto”, fatta di stabilimenti e di una periferia degradata (il film La ragazza di Via Millelire esce nel 1980).



Verso questa città “dove non succede mai niente” molti ragazzi provano un senso di malessere. Al contrario dei loro genitori, si ribellano all’idea di lavorare in fabbrica e a ciò che la Fiat di Mirafiori rappresenta. Si riconoscono invece nei valori e nelle mode veicolati dai dischi che arrivano dall’estero, soprattutto da Londra dove tutti vanno, o sognano di andare, almeno una volta.
Sulla scia di Londra iniziano a formarsi anche a Torino i primi gruppi “alternativi”, sempre in interazione/contrapposizione tra loro e, soprattutto, con il mondo “ufficiale” dominante, quello della città-fabbrica, ma anche della cultura borghese, dei media, delle istituzioni.
Sono mods, rockers, punk, skinhead, metallari, dark: alcuni si ritrovano in piazza Statuto, altri al Caffè Roberto di via Po ma tutti, sempre, sotto i portici di via Viotti, davanti allo storico negozio di dischi Rock&Folk.



Per esprimere il proprio disagio alcuni di loro formano band segnando, attraverso la loro musica, la fine di una fase storica e l’inizio di qualcosa di nuovo. A Torino, negli anni dei cantautori e dei grandi concerti rock, nasceva la scena underground.
Questo è il contesto in cui vive Piero nel 1981, all’età di 16 anni.
Piero, 1981, 16 anni. Frequentazioni e musica punk, skinhead apolitico e antirazzista (da cui il soprannome lo skin), ultrà granata della Curva Maratona (dove tutti lo chiamano lo zingaro) che frequenta con il grande amico Oscar oSKAr Giammarinaro, che nel 1983 diventerà il leader degli Statuto e nel 2005 dedicherà a Piero la canzone Un fiore nel cemento.

Piero Maccarino e Oscar Giammarinaro, Curva Maratona

Piero Maccarino, 1982
Giulio Tedeschi, talent scout e noto produttore pioniere dell’underground musicale italiano, ricorda Piero così:
Conoscevo Piero Maccarino tra noi noto come Piero “Skin” (o ancor meglio “Antisociale”, da una scritta molto evidente graffitata sulla parte anteriore del suo chiodo di pelle nera) da quasi un anno. Lo avevo incontrato durante un party naif in Val Susa una domenica pomeriggio (1980, mese più, mese meno) in una casetta estiva occupata nei giorni di festa da un punkettaro torinese della primissima ora che avrebbe poi fatto circolare un brano sbrindellato intitolato “Fiat Lager”, un certo Erik.
Piero abitava con la madre a quattro passi da casa mia, in quella Via Duchessa Jolanda che mi segue da sempre. Ad un certo punto il ragazzino si trasformò, abbandonò la passione per il pedale, ereditata dal padre, si tagliò i capelli a zero (eliminando l’infantile “caschetto” che si era portato dietro sino ad allora) e divenne qualcosa di simile ad uno skin. Trovando, per miracolo, altri tre compagni di avventure. E i Rough furono cosa fatta.
(da Albrile e Spada, “Dada Banana Storie&misfatti della new-wave torinese anni '80”)

Rough 1981 (FB, Italian Skinheads)
Nel 1981 Piero entra a far parte dei ROUGH oggi considerati, con i bolognesi Nabat, una delle prime e più rappresentative band italiane del genere street punk “Oi!”.
La band era composta da Piero testi e voce, Franco alla chitarra, Tony al basso e Nicola Paparella alla batteria (poi “Papa Nico”, percussionista degli Africa Unite dal 1988 al 2022).
Inizialmente suonano cover punk ispirate a pezzi inglesi, poi scrivono canzoni che trattano temi sociali che toccano il quotidiano, storie di tutti i giorni legate alla vita di strada.

Nico, Rough, 1982 (Italian Skinheads, FB)

Tony, Rough, 1982 (Italian Skinheads, FB)

Franco, Rough, 1982 (Italian Skinheads, FB)

Piero Maccarino, Rough, Torino 1982
Nel 1981 due pezzi dei Rough - Abuse Of Power e Riot In The Street - vengono pubblicati in Torinoise, una compilation su musicassetta che si trovava in vendita da Rock&Folk insieme ad un numero della fanzine punk Ansia.
La raccolta, ideata e autoprodotta da Vittorio Nasty Castellani (oggi Chef Kumalè), conteneva 22 pezzi delle band pioniere della wave torinese: oltre i Rough, anche Blue Vomit, No-Strani, Chain Kids, Fiori Del Male, Ivan Siberia, Negative Vibrations, Nuclear Code.




L’originalità della band viene subito notata dal produttore Giulio Tedeschi che nel giugno 1982 pubblica per la Meccano Records il primo disco della band, l’omonimo Rough, oggi considerato il primo disco punk torinese.
Il 45 giri in vinile contiene quattro brani inediti tra cui l’iconica Torino è la mia città, scritta e cantata da Piero, canzone-manifesto della generazione che si ribella alla città-fabbrica.
«Crescer nella noia
senza sapere cosa fare
crescere nella noia
senza un futuro in cui sperare
in una città
dove non succede mai niente»
Tracklist
01. Torino è la mia città - 02. No mai
03. Riot in the street - 04. Abuse of power
Franco, il chitarrista dei Rough, in un’intervista del 2003 pubblicata nel blog “Quelli Che Urlano Ancora”:
"Torino è la mia città", ho un ricordo affettivo. Una sera nel garage di Piero, provavamo; io proposi dei riff di chitarra, Nico aggiunse la marcetta iniziale, Piero con un foglio in mano cantava il testo scritto il giorno prima
E Giulio Tedeschi:
Non chiedetemi perché in un attimo di raptus ancestrale decisi di produrre un Ep 7 pollici con ben quattro brani. Non lo ricordo (…) Avevo bisogno di aria nuova. Trovai delle sale prova fornite di uno studiolo di registrazione, primitivo, ma quelle erano le possibilità del momento.
Registrammo e mixammo in poche ore, con Piero che schizzava avanti e indietro come una cavalletta, io che tenevo d’occhio l’orologio e suggerivo manomissioni sonore e Tony che tra una rullata e l’altra sorrideva bizzarro. Beh una vera avventura.
Senza saperlo stavo per dare alle stampe un quarantacinque storico, l’autentico vagito della scena skin italiana che solo dopo una stagione iniziò a scodinzolare anche in Italia. Piero, attendendo sviluppi esistenziali, per un breve periodo fu anche il primo moikano torinese. E non fu cosa da poco, per quei tempi.
(da Albrile e Spada, “Dada Banana Storie&misfatti della new-wave torinese anni '80”)










rough ep_1982_foto di bernart bartleby su antiwarsongs.org
Il disco dona popolarità ai Rough: molte le recensioni pubblicate dalle fanzine e le esibizioni live a Torino e fuori città, come la significativa partecipazione al Primo Raduno Oi! Nazionale, all’Art Nouveau di Monza il 13 novembre 1982.

Locandina Art Noveau Monza, 13.11.1982

Per Piero l’avventura Rough finisce nel 1983, Loris subentra come voce della band e i Rough continuano a suonare fino al 1984, anno del loro scioglimento.
Piero continua a fare della musica il suo mestiere. Inizia a lavorare come tecnico del suono e negli anni diventa uno dei fonici più richiesti dell’onda d’oro del rock italiano anni ’90, vantando collaborazioni con band e artisti come Massimo Volume, Mao e la Rivoluzione, Bluvertigo, Subsonica, Samuele Bersani, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri e molti altri.

Piero Maccarino, anni '90
Io e Piero ci siamo conosciuti a Torino, ai concerti organizzati da El Paso, ma siamo diventati amici lavorando insieme dal ’97 per il tour Sig. Dapatas di Daniele Silvestri, lui fonico F.o.H, io Personal Tech e backliner.
Il libro L’autostrada di Silvestri contiene molti ricordi legati alla memoria di Piero, “un caro amico scomparso”. Daniele, in un’intervista su Rockol del 2003, ricorda: “Piero era il nostro fonico e il nostro traduttore nel viaggio a Cuba e aveva una dimestichezza non comune con quella gente e con la loro semplicità. Io ho avuto modo di scoprirlo e conoscerlo meglio lì: era il mio compagno di stanza, dormivamo insieme e ci siamo raccontati tante cose. Ed è stato lì che ho scoperto della sua malattia, che l’ha portato via poco tempo dopo”.
Un cancro feroce lo ha spento all’improvviso il 21 maggio 1999, a soli 34 anni.
Nel '99, poco dopo la sua scomparsa, un grande amico comune, Salvatore Barno (per tutti “Tati”), mi chiede di aiutarlo ad organizzare un concerto benefico in memoria di Piero.
Era il 6 luglio del 1999: un palco montato all’esterno di Giancarlo (lo storico locale ARCI dei Murazzi sul Po) e tantissimi amici musicisti a suonare per lui fino all’alba. Amici di Piero nasce così, per ricordare un nostro amico. La mamma di Piero c’era, c’era tutta la città.


Amici di Piero 1 Ed., 1999
Statuto. “Un Fiore Nel Cemento”. Sempre. 2Toni, 2005 (Torino Traffic Festival, 2011)
di Italian Skinheads (Facebook, album ROUGH)
Docks Dora, Torino, 1981




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Caffè Roberto, Torino, 1981


Sottopassaggio FS Porta Nuova, Torino, 1981






Concerto, 1982





